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preservo ergo sum |
““Senza radici muoiono gli alberi, ma non solo, anche le città, i paesaggi e gli uomini.”
(Pier Luigi Cervellati, “Civiltà. Tra differenze e in-differenze”, Strategie per sopravvivere)
Il paesaggio, inteso come patrimonio culturale, è il risultato della prolungata interazione nelle diverse società tra l'uomo, la natura e l'ambiente fisico.
“Esso testimonia del rapporto evolutivo della società e degli individui con il loro ambiente. Un processo, talvolta protrattosi per millenni, che definisce l’identità dei luoghi, elemento costitutivo della stessa identità delle comunità che quei luoghi abitano. Ma è in grado la nostra società, la cultura che essa esprime, di porsi nei confronti della natura e della costruzione del paesaggio nello stesso modo nel quale si sono posti gli uomini il cui prodotto oggi ammiriamo, e nel quale riconosciamo una componente essenziale della nostra identità?”
(Edoardo Salzano, “Paesaggio e pianificazione”, I Conferenza nazionale sul paesaggio, Venezia, 2 luglio 1999)
Considerando gli effetti negativi dell’impatto umano, si nota come quest’ultimo sia stato, nel corso del secolo scorso, direttamente responsabile per la perdita di più del 50% del patrimonio culturale. La salvaguardia delle risorse fisiche non rinnovabili è fondamentale per preservare la storia, la quale a sua volta influenza i valori umani, l’orgoglio e la dignità. Il patrimonio culturale è un dono del passato, ma costituisce anche una parte tangibile del presente. Conservare questo patrimonio è, dunque, fondamentalmente un processo umanitario.
Considerando invece gli effetti positivi, l’impatto del lavoro di conservazione influisce sulle comunità in maniera diretta e costruttiva. In mancanza di una maggiore comprensione dell’importanza e dei benefici rappresentata dai siti di rilevanza culturale, la distruzione continuerà a sopraffare gli sforzi di conservazione. È ragionevole dunque affermare che programmi di educazione alla conservazione costituiscono un essenziale contributo per un futuro sostenibile.
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